Creator Economy: le opportunità di monetizzazione offerte dai social media

Creator Economy: le opportunità di monetizzazione offerte dai social media

Oggi chiunque produca contenuti in rete ha l’opportunità di trasformare la propria passione in una professione, di “monetizzare” la propria attività online. Il mercato nato attorno a questa possibilità prende il nome di Creator Economy, un’economia fatta di influencer che offrono contenuti/beni/servizi, follower che li acquistano e intermediari che rendono più agevole questa transazione. Questi intermediari sono, soprattutto negli ultimi anni, i social media.Ormai tutte le piattaforme social infatti hanno funzioni che permettono ai creator di monetizzare le proprie attività, attingendo direttamente alle tasche dei propri fan: Revenue Sharing sull’adv, Abbonamenti, Donazioni, Marketplace e Fondi speciali. Scopriamo di cosa si tratta.

Funzioni di monetizzazione dei social media (fonte: vincos.it 06/21).

Annunci: in questo caso gli influencer che producono video possono guadagnare quando la piattaforma inserisce degli annunci pubblicitari all’interno dei stessi (prima, durante e dopo) o all’esterno (display ads). Prendendo come esempio YouTube, gli annunci possono essere video ads,  “cards”  o banner che appaiono in sovraimpressione.
L’inserzionista paga alla piattaforma una somma variabile per ogni 1.000 visualizzazioni erogate (Cost per Mille Impression). Al creator spetta, a seconda delle regole dei vari social media, una percentuale degli introiti proporzionale al numero di visualizzazioni generate durante i suoi video.

Abbonamenti: è la formula che permette ai creator di abilitare le membership ossia gli abbonamenti sui propri canali. Pagando una somma mensile, l’abbonato ottiene diversi benefici: contenuti esclusivi, badge che mostrano alla community lo status di abbonato, emoji o emotes (piccole immagini personalizzate che gli utenti usano nelle chat e che vanno a costituire una sorta di linguaggio comune condiviso).
Dall’ammontare dell’abbonamento la piattaforma trattiene una percentuale. Anche Instagram sta iniziando a testare gli abbonamenti, per ora riservati a un club ristretto di creator, con i quali si potrà far pagare per fruire dei propri contenuti, in particolare Storie e Live.

Donazioni: quando un influencer riesce a creare un rapporto empatico e di fiducia con la sua community, può provare a stimolare delle donazioni. Alcuni si limitano ad esporre un link al proprio account PayPal, altri usano le funzioni native della piattaforma utilizzata.
Twitch ad esempio ha una propria moneta virtuale chiamata “Bits”, rappresentata da gemme colorate. L’utente può comprare pacchetti di bits, pagando in euro, e poi li può distribuire agli streamer in chat, per incoraggiarli durante le dirette o celebrare una vittoria, scrivendo in chat (pratica del “cheering” che gli varrà l’acquisizione di un “Cheer Chat Badge”). Naturalmente, il ricevente potrà accumulare queste monete virtuali e poi ottenere il corrispettivo in valuta reale (1 centesimo per bit).

Fondi: sono dei programmi di supporto per stimolare gli influencer a produrre contenuti interessanti. Il TikTok Creator Fund da 200 milioni di dollari distribuisce denaro a seconda delle performance dei video (secondo criteri non trasparenti). YouTube e Snapchat ne hanno creati due per aumentare la creazione di video brevi, chiamati rispettivamente, Shorts e Spotlight. Pinterest e Clubhouse li hanno pensati per far emergere creator originali.

Marketplace: una tipologia di programma speciale per monetizzare lanciato solo dai grandi social player. Permette ai creator di essere inseriti in un catalogo ed essere scelti dalle aziende per partnership a pagamento.
L’approccio all’Influencer Marketing da parte delle aziende sta però diventando sempre più professionale. Per scegliere gli influencer più adatti ai propri piani infatti i marketer si servono di software come Buzzoole Discovery capaci di restituire informazioni più dettagliate rispetto al solo numero di follower e di interazioni dei creator, come l’analisi delle metriche guida, per comprendere le performance, e delle caratteristiche demografiche dei creator e dei loro pubblici (composizione dell’audience). La stessa Buzzoole dunque può rappresentare per i creator, anche quelli emergenti, un’opportunità per monetizzare svolgendo le campagne di Influencer Marketing a cui si viene invitati a partecipare.

Le opportunità di monetizzazione per i creator non sono legate solo all’utilizzo dei social media. Esistono infatti aziende nate con l’obiettivo di rendere monetizzabili i contenuti (Patreon, Only Fans, Cameo ecc…) ma anche servizi pensati per creare e gestire l’offerta di corsi online (Udemy, Techable, Thinkific, Podia e Skillshare) che approfondiremo nelle prossime settimane.

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Vincenzo ha lavorato per Microsoft, Digital PR, Blogmeter. Autore di tre libri, il più recente è “Marketing Aumentato”. Il suo blog www.vincos.it è noto per le analisi relative ai social media e alla comunicazione, tra le più apprezzate la mappa dei social network nel mondo. Ama immortalare paesaggi naturali e preparare caffè speciali. Puoi metterti in contatto con lui su @vincos.

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