Ask the creator: intervista a Dalila Stramaccioni

intervista a dalila stramaccioni

Dalila Stramaccioni, terza classificata nella nostra classifica dei migliori family influencer italiani su Instagram, è la protagonista della nostra nuova intervista per la rubrica “Ask the Creator” ideata per fornire importanti consigli alla nostra community. Dalila ha raccontato la sua esperienza offrendo anche interessanti consigli ed errori da evitare per chi vuole intraprendere un percorso simile al suo. 

Ciao Dalila, raccontaci un po’ di te e di come è nato il tuo progetto

Ho aperto il mio profilo Instagram nel 2016, mentre ero in Grecia per il lavoro di mio marito,  con il solo scopo di condividere con amici e parenti lontani i momenti della nostra vita da expat. Nel 2019, dopo due anni vissuti a Praga, durante la nostra esperienza in Iran, la mia pagina Instagram si può dire abbia vissuto una svolta. Per la prima volta entrambi i bimbi frequentavano la scuola e, avendo molto più tempo libero ho iniziato ad aprirmi di più e a raccontare la mia vita a Teheran.
Così, se da un lato cresceva l’interesse e la curiosità nei miei confronti da parte del pubblico italiano, dall’altro, per i tantissimi persiani che mi seguivano, sono diventata un piccolo punto di riferimento e, con mio grande stupore, sono cominciate ad arrivare diverse richieste di collaborazioni nell’ambito della moda. Questo è stato senza dubbio il primo iniziale approccio ad una vita professionale che stava nascendo e che non mi sarei mai immaginata potesse svilupparsi così velocemente.

Nella moltitudine di profili dedicati al family come si fa ad emergere? Quali sono le doti distintive che dovrebbe avere un creator?

Sicuramente l’onestà, intesa come veridicità di ciò che si mostra, è la qualità essenziale per emergere in questo ambito. Le persone vogliono vedere la realtà, amano confrontarsi e,  soprattutto nel mio caso, apprezzano vedere che nonostante il peso di un cognome importante io sia “la ragazza della porta accanto” con pregi e difetti, momenti di forza e debolezza. Insomma, una mamma normale alle prese con un marito che fa un lavoro particolare, 3 figli piccoli, la casa da gestire e tantissimi traslochi. Altra dote importante è essere originali: offrire contenuti interessanti, mai scontati e frutto delle proprie idee. Va bene lasciarsi ispirare ma non bisogna copiare.

In questo periodo delicato caratterizzato dall’emergenza Covid-19 com’è cambiata la tua attività di influencer? 

Questo periodo così particolare ha messo tutti i settori a dura prova. Mentre i social paradossalmente hanno rappresentato un’importante valvola di sfogo, un luogo virtuale in cui rifugiarsi e raccontarsi. Io ho vissuto la mia terza gravidanza nel 2020, a Praga, proprio mentre in Italia ha avuto inizio il primo lockdown, e su Instagram sono riuscita a farmi conoscere ed apprezzare dalle tante mamme che condividevano con me lo stesso percorso durante la pandemia. Per trarre un bilancio, sicuramente le proposte di collaborazione rispetto agli anni precedenti hanno subito un calo, ma la voglia di normalità ha spinto sempre più utenti a condividere la propria quotidianità in modo spontaneo sui social.

Quali sono i fattori a cui presti maggior attenzione quando i brand ti propongono una collaborazione e decidere se accettare o meno?

Ci tengo a sottolineare che per me Instagram è sempre stato un divertimento e un modo per mantenere vivo il legame con le persone lontane, solo con la gravidanza di Nina mi sono resa conto che si stava trasformando in un vero e proprio lavoro. Personalmente accetto solo collaborazioni che mi piacciono, in cui mi identifico e con brand di cui condivido etica e politica aziendale. Un altro aspetto che ritengo fondamentale è avere la possibilità di testare i prodotti prima di mostrarli sul mio profilo social. Non consiglierei mai qualcosa che non corrisponda alle caratteristiche descritte o che non abbia i benefici che dichiari di avere. Questo è l’aspetto più importante per una collaborazione: la credibilità. Identificarsi o comunque “sposare” il progetto del brand che si va a proporre ai propri follower. Fare qualcosa di diverso equivarrebbe per me a tradire le persone che mi seguono con stima e fiducia.

Ci sono formati, tecniche, che funzionano meglio nel mondo family e quali pensi possano essere i prossimi trend (es. guide, reels, igtv)?

Nel mondo family i Reel funzionano molto. Sono brevi, avvincenti e spesso motivazionali. Restano però le Storie il veicolo comunicativo principale, perché le persone amano avere la possibilità di “entrare in casa” delle influencer che seguono, vedere come gestiscono le faccende domestiche, cosa preparano per pranzo e come si organizzano con i bambini. Non mi stupirebbe se in futuro si riuscisse a trovare una modalità per aiutare ancora di più l’interazione proprio con esse o magari dare la possibilità ai primi che commentano un post o un reel di lasciare dei brevi vocali, insomma una sorta di “quick reaction”. Chissà…

Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere un percorso simile al tuo? Quali sono invece gli errori da evitare?

L’aspetto più bello dei social è che danno a tutti la possibilità di esprimersi. Basta aprire un canale e pubblicare ciò che si vuole. Farlo diventare un lavoro, invece, è più difficile di quanto si possa pensare. Ad oggi, con un mercato quasi saturo, è spesso il brand che ti contatta per come comunichi attraverso le diverse piattaforme. Consigli? Non mi permetto di indicare la strada vincente a nessuno ma per quanto mi riguarda i due errori da evitare sono acquistare follower e copiare i contenuti altrui. I numeri contano ma conta di più l’interazione delle persone. Riguardo i contenuti, va bene prendere ispirazione ma credo sia meglio trattare argomenti frutto della propria creatività piuttosto che scopiazzare in giro.

Per quanto riguarda i brand, dalla mia personale esperienza, posso solo osservare che una particolare attenzione all’organizzazione e al dettaglio distingue un top brand dagli altri. Dai brief alla programmazione della campagna, dall’approvazione dei contenuti alle tempistiche di gestione dell’adv, sono spesso questi particolari a fare la differenza, e ciò permette di ottimizzare il lavoro di tutti per il raggiungimento dei risultati migliori.

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