Influencer Marketing: 3 tattiche che devi smettere di usare

Uno dei momenti più belli nella vita di un marketer è sperimentare una nuova strategia e vedere che questa finalmente funziona. Una bella sensazione vero? Dopo i festeggiamenti del caso, la nuova strategia viene aggiunta al repertorio delle best practice consolidate e il lavoro continua alla ricerca di nuove tattiche sempre migliori.

Chi è del settore lo sa: la vita di un marketer è sempre piena di cosa da fare e potresti non accorgerti che la pratica che consideri consolidata, potrebbe essere in realtà già diventata obsoleta. Prima di staccare un assegno da € 250.000 per un post Instagram di una Kardashian, chiediti se quella che stai attuando sia una pratica intelligente o uno spreco totale di tempo e soldi. Soprattutto nell’Influencer Marketing non è raro trovarsi a utilizzare una pratica obsoleta finendo col vanificare i propri sforzi o sperperando il proprio budget in collaborazioni infruttuose.

Per aiutarti a non incappare in errori comuni, in questo post ti elencherò tre strategie di Influencer Marketing che devi assolutamente smettere di usare se non vuoi rendere nulli tutti i tuoi sforzi.

Coinvolgere Influencer solo sulla base della popolarità

Molti marketer pensano che per dare visibilità a un prodotto o servizio, basti selezionare semplicemente persone popolari in una determinata nicchia. Questo è il primo errore. Sebbene questa tattica sia stata efficace in passato, bisogna tenere conto del fatto che gli utenti sono abbastanza smaliziati da capire se l’Influencer coinvolto condivide o meno i valori del brand.

Ok essere popolari dunque, ma a patto che l’Influencer coinvolto creda nel tuo prodotto o servizio e condivida i valori del tuo brand. Se vuoi lavorare con qualcuno che si faccia portavoce del tuo marchio, devi scegliere una persone che ci metta impegno, credibilità e originalità.

Il caso

Matteo Achilli, discusso fondatore di Egomnia, etichettato a suo tempo come il Mark Zuckerberg italiano, è stato scelto come testimonial dal brand Manuel Ritz per la campagna social #ManuelRitzClan nel 2016. Al tempo l’imprenditore stava lanciando il film sulla sua avventura, “The Startup” il che gli ha conferito una grande popolarità, catturando inevitabilmente l’attenzione dei media. Proprio questa attenzione ha portato ad indagare sul suo passato e sulla reale natura del suo successo, mostrando ben presto che   è stato incluso nella campagna #ManuelRitzClan del 2016 che raccoglieva alcuni tra i maggiori imprenditori di successo italiano e ciò ha inevitabilmente catturato l’attenzione dei media, dal momento che Achilli è nel frattempo diventato famoso per il film autobiografico “The Startup”.

Matteo Achilling joining the Manuel Ritz campaign

Proprio questa attenzione ha portato la stampa ad indagare sul suo passato e sulla reale natura del suo successo, scoprendo una serie di verità che hanno ben presto portato una reputazione negativa nei confronti dell’imprenditore romano e del brand Manuel Ritz. Una ricerca condotta da Matteo Pogliani, ha infatti evidenziato i rischi corsi dal brand di moda maschile nell’instaurare una partnership con un personaggio così discusso.

sentiment analysis of manuel ritz campaignCerto, alcuni fattori non si possono prevedere, tuttavia gli Influencer selezionati per una campagna devono sempre rappresentare il brand a tutto tondo. Ribadiamo dunque che la scelta non può essere basata esclusivamente sulla popolarità, ma deve tenere in considerazione i valori condivisi da Brand e Influencer.

Mancanza di personalizzazione

Collegandoci a quanto appena detto, quello che rende importante un Influencer, non è il numero di follower, ma il rispetto di cui gode da parte della sua community. Se una persona rientra in questa descrizione, ha buone possibilità che la sua agenda sia fitta di collaborazioni.

Uno degli errori più comuni quando brand e agenzie approcciano gli Influencer è quello di chiedere loro di fare qualcosa, senza menzionare il valore aggiunto che potranno trarre dalla campagna. Perciò nel momento del contatto è bene che i brand spieghino chiaramente non solo quello che si aspettano dall’Influencer, ma anche quale sarà il valore che la campagna darà all’Influencer e alla sua community.

Prendiamo ad esempio questa mail:

Ciao,

Come stai? Mi chiamo Jonathan. Sono un assiduo lettore della tuo blog, adoro il tuo lavoro e le tematiche di cui ti occupi…complimenti! Dal momento che i temi di cui ti occupi sono molto affini al mio brand, mi piacerebbe coinvolgerti nella promozione dei miei prodotti sul tuo blog e i tuoi profili social. Il budget a disposizione è di $xxx per post/update. Fammi sapere cosa ne pensi.

A presto,

Jonathan

Qual è il problema di questa mail? La mancanza di personalizzazione. Nessuna menzione delle tematiche affrontate dall’Influencer, o al fatto che il brand conosca realmente il suo lavoro.

Quest’altro esempio di email, prova invece a sviluppare una relazione:

Ciao Kate,

so che sei molto impegnata, perciò cercherò di essere breve.

Mi chiamo Mark e lavoro per il brand xxxx. Navigando su Instagram recentemente mi è capitato di visitare il tuo profilo e ho molto apprezzato il tutorial sul makeup che hai postato il giorno xxx. La mia azienda ha da poco lanciato un nuovo prodotto che secondo me potrebbe interessare i tuoi follower (o forse alcuni di loro lo usano già). Ti piacerebbe provarlo? Se mi lasci il tuo indirizzo, provvederò ad inviarti dei campioni omaggio.

Se pensi che il prodotto ti piaccia, potresti anche realizzare una diretta live su Instagram. Sono sicuro che la tua community lo apprezzerà. Che ne pensi?

A presto,

Mark

In questo esempio troviamo tutti gli elementi del successo: una introduzione ben fatta, l’offerta di un prodotto omaggio e solo alla fine, la richiesta di un’azione da parte dell’Influencer. Questo può aiutare a far sentire l’Influencer a proprio agio e a far sì che sia più propenso a partecipare alla tua campagna.

Imporre i contenuti della campagna

Hai presente quei post di Instagram così perfetti da sembrare finti? Non sono solo i marketer ad avere l’occhio allenato, ma oggi sempre più utenti comuni capiscono perfettamente che si tratta di una rappresentazione non reale di un prodotto o servizio. Questo accade perché spesso i Brand hanno paura a dare il pieno controllo creativo agli Influencer, fornendo testi fin troppo dettagliati da condividere.

Ecco un esempio:

influencer posting a fake post

Il copy non è naturale, la foto sembra molto costruita e il prodotto è evidentemente sponsorizzato. Insomma manca del tutto lo stesso look & feel degli altri contenuti dello stesso profilo. Sebbene la foto abbia un buon numero di like, ricorda che si tratta pur sempre di una vanity metric. La credibilità è quello che conta davvero.

Post del genere sono molto comuni e sono di solito il risultato di brief eccessivamente severi forniti dai brand in cui si indica agli Influencer esattamente ciò che deve essere detto.

Se da un lato è comprensibile che un’azienda voglia avere il controllo di ciò che viene detto sul suo conto, è anche vero che è importante dare agli Influencer il controllo creativo dei contenuti, permettendo loro di promuovere il brand nella maniera più personale possibile. In questo modo sapranno connettersi in maniera più autentica con le loro community, rendendo un servizio utile al tuo prodotto e quindi al tuo brand.

Spero che questo articolo ti abbia aiutato a imparare dagli errori di altri brand e a capire che la cosa veramente importante è costruire una relazione con gli Influencer e condividere con loro idee e valori.

Continui ad usare alcune di queste tattiche o lo hai fatto in passato? Condividi con noi la tua esperienza lasciando un commento.

This post is also available in: Inglese

Pubblicato in business

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