Siamo online TUTTI per vendere qualcosa ma il Web non è un mercato: quindi? | Rudy Bandiera

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Youbrand: tutti siamo online per vendere | Articolo di Rudy Bandiera per il Blog Buzzoole

Diciamoci una cosa in tutta franchezza, siamo qua per vendere qualcosa: una competenza, un prodotto, un servizio, la nostra immagine, il nostro know-how, la nostra esperienza.
Ma allora, visto che siamo tutti qua per vendere qualcosa, dobbiamo interpretare il Web come un mercato?

NO! Assolutamente!

La tesi numero uno del mitico Cluetrain Manifesto, la numero uno eh, non la 95, dice che i mercati sono conversazioni e la numero 2 dice che i mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.

Quindi se il Web lo vediamo come un mercato va da se che dobbiamo passare per la conversazione, non dalla bancarella.

Le aziende normalmente concepiscono il Web come un luogo a costo zero e in cui, grazie al numero enorme di “partecipanti”, vendere dipenda solamente ed esclusivamente dall’esserci. Il ragionamento che fanno in molti è semplice e lineare…. oltre che sbagliato: se prima avevo mille persone che potevano passare davanti alla mia attività adesso le persone sono potenzialmente infinite, nella misura in cui esistono persone connesse a Internet.

Quello che ci frega, imprenditorialmente, è quel “potenzialmente”.

La domanda vera è “perché le persone dovrebbero comprare il nostro prodotto?”

Di certo non perché noi diciamo loro che è il migliore o quello che costa meno, e di certo nemmeno perché è il migliore al mondo, visto che “migliore” è un concetto evanescente che dipende dal soggetto che valuta.

Allora perché?

Quando noi compriamo non scegliamo un prodotto ma scegliamo un rapporto e una esperienza.

Per capirci, se vendo auto non posso pensare di vendere semplicemente 10 quintali di ferro mossi da un motore termico che disperde l’80% del suo potenziale in calore, non lo posso fare se voglio fatturare, quindi devo vendere una percezione, un’esperienza potenziale, un sogno.

Devo vendere il canto rabbioso del motore, se è una macchina sportiva, oppure la sicurezza per i miei bambini se è una macchina confortevole, oppure ancora il basso impatto ecologico, se è una macchina ibrida.

Di fatto non vendo un oggetto ma quello che quest’oggetto rappresenta oppure mi trasmette o ancora, quello che l’azienda che lo produce rappresenta per me e per gli altri.

Pensate ad Apple.

La sua grande forza, prima ancora che nella qualità dei prodotti, sta in quello che trasmette come status, in quello che rappresenta.

Questa è la grande, enorme forza del brand, ovvero la percezione che nelle teste delle persone si forma in riferimento a un determinato marchio.

Noi non siamo qua per vendere, siamo qua per costruire credibilità, fiducia, stima e reputazione. In una parola, un brand, e l’unico modo che abbiamo di farlo è passare attraverso le conversazioni e quindi le persone.
L’influence marketing, il personal branding, e tutto il mondo della persuasione passa attraverso questi concetti di relazione.

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A social influencer, journalist and web consultant, with particular attention to the world of social media and what sometimes is improperly defined as “unconventional marketing.”. Get in touch with him at @RudyBandiera

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