Startup: quando l’influencer è il CEO!

Il blog è fondamentale nella strategia di comunicazione di una startup. Ne ho ampiamente parlato nel mio precedente post dove, attraverso esempi di startup italiane e americane, ho mostrato come si sia abbandonato il concetto di “blog aziendale” utilizzato per comunicare esclusivamente news, in favore di contenuti utili per i propri lettori.

Ad esempio Kissmetrics, Buffer ed Evernote hanno ormai dei blog che sono diventati dei punti di riferimento nei rispettivi settori con pagine e pagine di tutorial, guide, infografiche, insights e analisi. In una sola parola: content marketing.

In questo processo, ormai in atto da anni, di “umanizzare” la propria azienda e di rendere la comunicazione con la propria community sempre più trasparente, c’è chi ha fatto un ulteriore step in avanti e ha affidato questa forma di comunicazione ad una singola persona, quasi sempre il CEO.

Il fenomeno non è per niente nuovo e non è ristretto solo all’ambiente delle startup. Basti pensare al tipo di comunicazione che da anni ormai Richard Branson, CEO di Virgin, porta avanti con il suo blog. Una figura carismatica e influente che attraverso i suoi post (zeppi di riflessioni, lezioni, storie e così via) è riuscito a costruire un brand personale e aziendale incredibile.

Con l’esplosione di piattaforme di nuovissima generazione come Pulse e Medium questo fenomeno si è ampliato notevolmente. Sono numerosi i casi di CEO di startup che con la loro attività di blogging hanno costruito una forte influenza social e riescono a raggiungere un pubblico vastissimo.

Alcuni casi che mi vengono in mente sono:

  • Jason Fried di Basecamp: 62k follower su Medium e 160k follower su Twitter. I suoi post sono ironici e provocatori ma mai banali. Ha delle opinioni forti sul modo di lavorare e sul mondo delle startup e proprio su queste ha costruito una fan base incredibile a cui riesce a comunicare allo stesso tempo le sue idee e a parlare della sua azienda.
  • Ryan Hoover di Product Hunt: 31k follower su Medium, 48k follower su Twitter e 36k follower su Pulse. Uno dei sostenitori del “costruire in pubblico” la propria azienda, racconta ogni singolo passo di Product Hunt attraverso i suoi post su Medium, i suoi tweet e le sue dirette Periscope. La risposta della sua fanbase è sempre straordinaria e il successo di Product Hunt lo dimostra.
  • Brian Chesky di Airbnb: 40k follower su Medium, 112k follower su Twitter e 20k follower su Pulse. Scrive post di ogni tipo: storie, racconti, vita d’azienda, aneddoti personali e tanto altro.
    E in ognuno di esso riesce sempre a inserire riferimenti alla cultura aziendale di Airbnb.
  • Ev Williams di Medium: 112k follower su Medium e 2M follower su Twitter. Così come Ryan Hoover, anche Ev Williams racconta ogni novità di Medium attraverso un post che non è mai solo un annuncio, è il racconto di un’esperienza. In Medium questa cosa non vale solo per il CEO,
    ci sono diverse persone chiave che attraverso i loro blog personali raccontano le novità del loro prodotto illustrando tutto il processo che ha portato alla decisione finale.

Questi sono solo i primi nomi che mi vengono in mente. Piattaforme come Medium e Pulse sono ormai piene di “influencer interni” all’azienda, che comunicano ai loro utenti attraverso storie personali, insight aziendali, aneddoti e tanto altro con una comunicazione di tipo personale
e informale

È una tendenza in atto già da tanto e non può essere ignorata, soprattutto dalle startup..

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